Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Brecce... Chiuse
Gay & Bisex

Brecce... Chiuse


di honeybear
27.08.2026    |    2.050    |    7 9.1
"Ancora una volta sollevai lo sguardo verso di lui e mi ricompensò con una carezza e un sorriso soddisfatto..."
Suonò il campanello. Con una certa apprensione guardai l’orologio: le 15:00.
Mia madre li fece entrare; si diressero in bagno.
Deglutii mentre li sentivo parlottare tra loro: stavano discutendo sulle disposizioni date da mio padre per chiudere la breccia nel muro che si era aperta giorni prima e sulla quale i due muratori erano già intervenuti.
Mi alzai dalla sedia e li raggiunsi. Felice stava terminando di stendere il telo di plastica a protezione del pavimento, mentre Beppe si affaccendava con secchi, mattoni e il sacco di calce. Mi salutò con un cenno del capo e un mezzo sorriso, mentre il secondo, con noncuranza, si grattò la patta lasciando che uno dei suoi testicoli facesse ancora una volta capolino dal logoro paio di jeans che indossava.
Deglutii di nuovo mentre mamma terminava di parlare: «Dunque, io sto uscendo. Se avete bisogno di qualsiasi cosa chiedete pure a Marco.»
Entrambi sorrisero. Io un po’ meno, mentre sentivo le palpitazioni salire.
«Non si preoccupi signora, ci arrangiamo!» disse Beppe, poi si rivolse a me facendomi l’occhiolino.
La porta si chiuse ed io tornai alla scrivania.

Primo strato di malta: lessi il primo paragrafo senza capirci un’acca.
Primo corso di mattoni: pensai a quanto stava per succedere.
Secondo strato di malta: mi alzai per vedere a che punto erano i lavori.
«Vedi, manca poco e questo buco è chiuso!» indicò Beppe massaggiandosi allusivamente l’inguine.
«Vedo…», sospirai, e me ne tornai in camera.
Secondo corso di mattoni: li sentii picchiare con la mazza. Tornai in bagno: i pezzi rotti erano stati incastrati nel muro per completare il lavoro.
«Vi lascio riordinare…» mormorai.

Iniziai a sudare e a tremare quando mi sedetti nuovamente sui libri. Di lì a poco ricomparvero entrambi sulla soglia della stanza.
«Per oggi noi di là abbiamo finito…»
«Bene…», mi alzai. «Allora…»
«Allora prima di salutarci vorremmo completare il lavoro che abbiamo sospeso anche qui: un buco o due da chiudere, vero Cumpà!?»
Il sorriso libidinoso che comparve sul volto di Felice era più che eloquente. Avanzarono verso di me disponendosi uno per lato. Non persero tempo: le manacce luride iniziarono a ispezionarmi mentre i miei abiti volavano rapidamente a terra.
«Non coprirti stavolta, eh, troia...»
Avvampai mentre lo schiocco sul culo lasciava l’inconfondibile segno delle cinque dita di Beppe.
«Hai lo stesso vizio di mio figlio. L’ho levato a lui, lo levo pure a te», e rincarò la dose.
Le dita ruvide iniziarono rapidamente ad agire senza sosta: indice e pollice di entrambi strinsero i miei capezzoli schiacciandoli, allungandoli, tirandoli verso l’alto…
«Ahi!» gemetti, cercando inutilmente di divincolarmi.
La perlustrazione non si fermò. Si spostò sul culo: i glutei aperti senza troppe cerimonie, schiaffeggiati, pizzicati…
«Vedo che ti piace», si fermarono ad ammirare il cazzo che, da barzotto, si stava decisamente indurendo.
«Adesso da bravo: su le braccia!» ordinò Beppe.
Bocche e lingue non furono da meno: lambirono i peli delle mie ascelle solleticandoli, per poi spostarsi nuovamente sui capezzoli, incontrarsi per intrecciarsi al centro del mio petto e scendere lungo la linea addominale.
«Io… io vorrei…», iniziai imbarazzato.
«Che cosa vorresti?» Arrivò una nuova sculacciata da Felice. «Tu niente puoi chiedere, solo ubbidire!»
Ed entrambi afferrarono il mio scroto soppesandone la consistenza come si farebbe con un sacchetto di biglie.

«Vedi poi quanto siamo stati bravi?» mi schernì Beppe. «Questa volta ti abbiamo lasciato nudo per primo. Adesso ci devi restituire il favore.»

Mi girò verso di sé, mentre l'altro chiudeva il sandwich. Sentivo davanti la sua erezione e dietro quella dell’amico. Fu in quel momento che realizzai che stavo per perdere la mia verginità anale. Iniziai a preoccuparmi, ma contemporaneamente l'eccitazione crebbe: il panico per il dolore che avrei indubbiamente provato si mischiava all'idea del piacere che speravo di provare.
Sollevò le braccia e subito fui investito dall'effluvio emanato in particolar modo dalle sue ascelle, un afrore che si intensificò quando gli sfilai la maglietta. Indugiai, accarezzando il folto pelo che ricopriva il suo corpo umido. Con delicatezza gli abbassai i pantaloni, lasciandolo in mutande. Mi chinai per annusare l'odore proveniente dalla sua intimità, un misto di sudore e piscio. Leccai con la lingua il cotone ingiallito che si stava progressivamente macchiando di liquido pre-seminale. Agitai una mano in cerca della patta di Felice.
Beppe mi afferrò la nuca in modo deciso, comprimendo il mio volto sul suo inguine. Sentendomi soffocare, dovetti abbandonare la ricerca dell’altro tesoro. Mi avvinghiai alle sue chiappe aspirando avidamente quell'aroma così intenso, mentre la voglia di succhiarglielo si faceva dirompente. Afferrai l'elastico delle mutande e con un colpo deciso le abbassai. Lui le allontanò con un calcio mentre la mia bocca era praticamente appiccicata ai suoi coglioni; iniziai a leccarli avidamente, risalendo pian piano verso l'asta. Gliela scappellai con la lingua, succhiando tutto il liquido denso che colava, mischiandolo con la mia saliva.
«Beh, devo dire che hai imparato in fretta e bene a succhiare il cazzo…» Afferrò il mento e sollevò il mio viso verso di sé: «Fuori la lingua!» e sorridendo ci sputò sopra. «Usa anche questa per spompinarmi, troia.»
Obbedii senza alcuna esitazione.

Felice era impaziente di essere servito, per questo mi staccò dal manganello dell’amico. Slacciai velocemente i bottoni del lembo di jeans indossato e l’assaggiai lavandolo ben bene con la mia saliva mescolata ai suoi umori. Quando lo levai di bocca ammirai soddisfatto l’opera.
Mi dedicai alternativamente ai due manganelli, strappando ai due omoni sospiri di puro piacere.
Felice si appoggiò alla mia scrivania invitandomi a raggiungerlo.
«Io non sono ancora nudo…» mi disse trascinandomi a sé e stringendomi. L’indumento cadde a terra in un nanosecondo permettendomi anche qui d’indugiare sul suo torace peloso.
«Apri la bocca!» Ci sputò dentro infilandoci poi la lingua che si aggrovigliò alla mia in un duello che solo le sue parole interruppero.

«Questo bacia meglio della mia donna, Cumpà!»

«E allora bacia anche il resto…» e le mie labbra eseguirono, scendendo a lambire ogni parte di quel torace muscoloso fino a perdersi nell’intrico dei peli pubici e nuovamente sull’asta tesa.
L’essermi chinato per succhiare l’uccello di Felice agevolò il pressing di Beppe. La punta ruvida mi stava ammorbidendo con indubbia maestria e abbondante saliva le pieghe dell’anellino, per poi iniziare a penetrarvi.
«Ahia!» gridai mentre il suo pollicione iniziava a forzarmi. Mi inarcai cercando di sottrarmi a quella tortura, del tutto nuova per me.
Arrivò l’ennesima sberla e così compresi che dovevo solo lasciarlo fare: entrò e uscì svariate volte prima di muoversi all’interno in ogni direzione.
Sbuffai, eccitato dalla sensazione di paura e di prevaricazione subita.
«Bene,» dichiarò Beppe soddisfatto, «siamo pronti a chiudere il buco.»
Mi voltai guardandolo preoccupato, ma lui non se ne diede per inteso.
«Adesso cerca di stare buono.»
«Mi farai male?»
«Mah… Sarò gentile… All'inizio…» fu la sua risposta asciutta.
Rabbrividii…
Sentii la testa del suo cazzo enorme, dura, calda e bagnata che premeva contro il mio ingresso ancora vergine.
«Non chiudere, coglione, sennò ti faccio male!» e arrivò una sculacciata sulla natica. «Devi fare come quando caghi.»
Uno sputo ed infine entrò con una spinta sola, secca e senza indugi: scivolò dentro tutto in un colpo, riempiendomi completamente.
Gridai: per il dolore, per il piacere, non lo sapevo, ma gridai.
La mano del mio aguzzino soffocò ogni suono.
«Shhh… Così ti sente persino tuo padre al lavoro… E che sarà mai: mica ti stiamo ammazzando!»
«Già!» gli fece eco Felice. «E vedrai che tra un po’ ti piacerà pure e non vorrai più smettere!»
Ciò detto, mi afferrò per i capelli riportandomi sul suo cazzo, che mi spinse fino in gola.

Mi sembrò di morire: nel culo, il fastidio provocato dal notevole calibro cui stavo ancora cercando di abituarmi; in gola, i conati prodotti dall'andirivieni dell'altro bigolo non meno importante e negli occhi, i lucciconi che mi annebbiavano la vista.

Provai a divincolarmi mugolando, colpendo il torace di Beppe e stoppando l'ennesimo affondo in gola di Felice.
Si fermarono un attimo: il tempo di riprendere fiato e di asciugarmi le lacrime, e sentii Beppe sfilarsi piano per spingersi nuovamente dentro. Il ritmo, inizialmente blando, si intensificò nel giro di poco. Sfruttai la forza delle sue spinte per regolare il pompino che stavo praticando a Felice.
Andò decisamente meglio e così cominciai a godermi davvero la scopata e i due uccelli che mi stavano regalando tutto quel piacere.
«Cumpà, a ’sto giro è anche meglio che con tuo figlio… Mo’ però il buco lo voglio chiudere pure io…»
Beppe si sfilò lentamente e passò con le sue braccia forti sotto le mie ascelle, stringendomi i pettorali mentre io mi ancorai ai suoi bicipiti senza capire bene cosa stesse per accadere.
L'altro mi sollevò le gambe, appoggiandole sopra le sue spalle. Sostenendomi le chiappe, raggiunse il buco e lo assaggiò: anche lui lo lavorò con un'abbondante produzione di saliva e, ad ispezione terminata, si passò una mano sulle labbra come a ripulirsele dopo aver mangiato qualcosa di buono.
Prese la mira ed entrò molto più facilmente di Beppe, ma facendomi comunque sussultare. Iniziò a trapanarmi piano per passare poi alla modalità martello pneumatico.
«Sto… sto venendo!» esclamò.
«Cazzo, non sborrargli nel culo!» gli intimò Beppe.
Alla velocità della luce mi fecero inginocchiare ai loro piedi davanti ai due cazzi gocciolanti.
«Prendili entrambi, troia! Tanto ormai a succhiare hai imparato!»
Obbedii, leccando inizialmente prima un uccello, poi l’altro.
«Ti ho detto insieme, cazzo!» E mi arrivò un ceffone da Beppe in pieno viso.
Ci riprovai.
Sollevai lo sguardo in cerca di approvazione mentre le cappelle scivolavano sulla lingua fradicia. Incrociai due paia di occhi socchiusi e le loro mani che torturavano i capezzoli. Tra un grugnito e un gemito, nel giro di poco tempo mi regalarono i primi schizzi.
Li ingoiai e poi lasciai che gli altri si distribuissero sul mio viso e sul petto. Tenendo le erezioni in mano, le usai per spalmarmi completamente di sborra e per schiaffeggiarle sulle guance. La risposta dei due omoni fu di pura soddisfazione.

«Mia madre tra poco sarà qui,» l’occhio mi cadde sull’orologio alla parete e l’incanto si ruppe.
«E allora sbrigati, ripuliscici in fretta!» suggerirono.
Eseguii il lavoro minuziosamente, ammirando soddisfatto le due aste lucidate a dovere. Mi aiutarono ad alzarmi, ma non mi diedero il tempo di regalarmi l'orgasmo che pensavo di meritare: mi schiacciarono nuovamente tra i loro corpi e così mi ritrovai l'uccello di Beppe ancora duro nel culo a spingere e quello di Felice contro il mio. La morsa era serrata, per cui non potei fare altro che dimenarmi, il che equivaleva a strofinarmi contro Felice, il quale accolse la cosa con una sonora risata e schiamazzi osceni. La mia eiaculazione si riversò interamente tra i peli del suo pube.
«Bel colpo.» Felice si accomodò nuovamente sul piano della mia scrivania divaricando leggermente le gambe e io non dovetti fare altro che avvicinarmi per prosciugare il lago opalescente. Ancora una volta sollevai lo sguardo verso di lui e mi ricompensò con una carezza e un sorriso soddisfatto.
Il tintinnio delle chiavi che giravano a vuoto ci colse mentre terminavamo di rivestirci. Mamma era passata al campanello.
«Scusami, ho dimenticato le chiavi nella serratura!»
«Nessun problema.» Entrò seguita da papà.
«Mi sembri agitato, è tutto a posto?»
«Oh sì, assolutamente sì!» e con le mani mi massaggiai il fondoschiena leggermente dolorante.
«Loro… loro sono ancora qui perché…» Il resto della giustificazione se lo portò via l’aria sollevata da mio padre nel dirigersi in bagno ad ispezionare il lavoro.
«Mi pare che sia stato eseguito quanto richiesto,» commentò.
«Sì signore, abbiamo chiuso tutti i buchi seguendo le sue indicazioni, e dove non è stato possibile ci abbiamo messo del nostro,» risposero i due compari con un sorriso allusivo rivolto a me.
«Ora non resta che ripiastrellare,» sottolineò mio padre.
«Direi di sì, e, se lei è d’accordo, ci faremmo aiutare da un paio di nostri compaesani che siamo riusciti a far assumere nel cantiere in cui anche noi stiamo lavorando.»
«Non è neanche da chiedere!» rispose, mentre io…
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.1
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Brecce... Chiuse:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni